Afidi

Afidi

Gli afidi, o pidocchi delle piante, costituiscono una numerosa famiglia dell’ordine dei Rincoti, ricca di specie viventi a spese di piante erbacee ed arboree. Questi insetti, che hanno apparato boccale pungente-succhiante, vivono in colonie, sulle foglie e sui giovani germogli sottraendo loro la linfa e determinando con le punture bollosità, accartocciamenti, decolorazioni e galle di varia forma. Gli afidi sono insetti di piccole dimensioni (1,5-2 mm), alati oppure atteri; le femmine, che possono essere ovipare o vivipare, si riproducono per via partenogenetica e, in certi periodi dell’anno, per via anfigonica. Il loro ciclo biologico, che è assai complesso, si svolge in alcuni casi su una sola pianta (ciclo monoico), in altri su due o più ospiti diversi (ciclo eteroico). In autunno le femmine, dopo essere state fecondate, depongono le uova, isolate od a piccoli gruppi, nelle rugosità dei rametti od in prossimità delle gemme. Le uova trascorrono così tutta la stagione invernale finchè, a primavera, spesso in coincidenza dell’apertura delle gemme, si schiudono lasciando uscire delle femmine attere chiamate fondatrici;
queste danno inizio ad una lunga serie di generazioni partenogenetiche (fondatrigenie), che, durante la stagione calda possono arrivare a 10-15. Durante l’estate possono comparire degli individui alati, che migrano su altre piante ospiti, finchè, dopo un certo numero di generazioni, altri alati ritornano sulla specie vegetale d’origine. Verso la fine della bella stagione nascono maschi alati e femmine attere che, accoppiandosi, danno origine all’uovo d’inverno, da cui, l’anno successivo, ricomincerà il ciclo. Alcune specie di afidi, invece di formare l’uovo durevole, migrano sulle radici dove, allo stato adulto, attendono la primavera seguente. I danni provocati da questi insetti sono di vario tipo e spesso molto gravi: sottrazione di linfa, immissione di sostanze tossiche con conseguente alterazione di tessuti e di organi, trasmissione di virosi, apertura di ferite, facili vie d’accesso per germi patogeni, produzione di melata, che favorisce il successivo sviluppo di fumaggini. Molti sono i nemici naturali degli afidi: alcuni, i predatori, li divorano direttamente, altri, i parassitoidi depongono le uova al loro interno, facendoli così diventare substrato alimentare per la prole. Fra i primi ricordiamo le coccinelle, piccoli coleotteri che, sia allo stato di larva, che a quello di adulto, sono grandi divoratori di afidi; fra i secondi l’afelino del melo, piccola vespa che parassitizza il pidocchio sanguigno del melo, la cripope piccolo insetto alato verde molto fragile che da larva si nutre di afidi, la forbicula altro insetto che si nutre si afidi. Il frutticoltore ha in questi insetti dei preziosi e gratuiti alleati, che deve, nel limite del possibile, difendere.

Si dividono in:

Afide verde

(Myzus persicae)

Vive su un gran numero di piante sia arboree, che erbacce. Sul pesco, che è un ospite primario, il parassita viene notato soltanto all’inizio della primavera e, di ritorno dagli ospiti secondari, alla fine dell’estate quando, dopo molte generazioni partenogenetiche, comapiono maschi e state quando, dopo molte generazioni partenogenetiche, compaiono maschi e femmine anfigonici. Dopo gli accoppiamenti si ha la deposizione delle uova, che sono destinate a svernare sui rametti del pesco. I danni diretti, generalmente non molto gravi, si hanno sulle foglie che, a causa delle punture e della sottrazione di linfa, si accartocciano. Ben più pericolosi sono i danni indiretti in quanto questo afide è in grado di trasmettere oltre 100 virosi.

afidi su limone

Afide verde del melo

(Aphis pomi)

Specie che vive a spese di diverse pomoidee, compiendo i danni maggiori su melo e pero. Dalle uova d’inverno, molto resistenti alle basse temperature, nascono a marzo le fondatrici, alle quali nel corso dell’anno fanno seguito fino a 15 generazioni partenogenetiche. Gli attacchi ai germogli ed alle giovani foglie provocano disseccamenti nei primi, accartocciamenti ed increspature nelle seconde. A causa della riduzione del tessuto fotosintetizzante, la produzione risulta spesso compromessa, soprattutto per l’evidente riduzione della pezzatura dei frutti.

Afide rosa del melo

(Dysaphis plantaginea)

Questo afide alterna il suo ciclo fra il melo, su cui attacca germogli, foglie e frutticini, ed alcune specie di piantaggini (Plantago sp.). A marzo dalle uova durevoli, che hanno svernato sulla specie arborea, nascono le fondatrici, alle quali succedono 3-5 generazioni di fondatrigenie che, giunta l’estate, migrano sull’ospite secondario, dove restano fino al sopraggiungere del freddo. Fra gli individui, maschi e femmine, tornati sul melo si hanno gli accoppiamenti, seguiti dalla deposizione delle uova d’inverno. Gli attacchi sono particolarmente dannosi quando avvengono presto in primavera, in quanto determinano caduta dei fiori e malformazioni dei frutticini.

Afide lanigero del melo

(Eriosoma lanigerum)

L’afide lanigero del melo viene chiamato anche pidocchio sanguigno perchè, schiacciandolo, ne esce un liquido rossastro, simile a sangue. Questa specie attacca quasi esclusivamente i rami e le radici superficiali del melo prediligendo in genere le zone meno illuminate e più umide. Gli organi colpiti reagiscono alle punture con la formazione di escrescenze che, inizialmente piccole come piselli, possono poi accrescersi fino a divenire veri e propri tumori grossi come noci. Col trascorrere del tempo i tubercoli si screpolano, favorendo l’ingresso nei tessuti vegetali del fungo parassita Nectria galligena, che ne accelera ulteriormente il disfacimento. L’afideblanigero, lungo circa 2 mm e di colore bruno-rossiccio, presenta il corpo ricoperto da fiocchi di cera prodotti dall’insetto stesso a scopo protettivo. La riproduzione avviene in modo partenogenetico e lo svernamento si compie per mezzo di femmine che, in autunno, si rifugiano nelle screpolature della corteccia e dei tubercoli, oppure sulle radici, vicino ai tubercoli. In un anno possono susseguirsi fino a 10-12 generazioni.

afide lanigero Afide lanigero su ramo di melo.

Afide bruno e Afide nero

(Brachycaudus shwartei e B. persicae)

Queste due specie vivono a spese di foglie e germogli provocando bollosità, arricciamenti, increspature dei lembi e sviluppo anormale dei rametti (internodi più corti). L’afide nero sverna prevalentemente come femmina adulta sulle radici, dove spesso provoca con le sue punture dei piccoli tumori, visibili scalzando il colletto; l’afide bruno passa invece l’inverno come uovo sulla chioma della pianta. Entrambe le specie, che in primavera riprendono l’attività piuttosto precocemente, si riproducono durante tutta la bella stagione per partenogenesi.

Afide farinoso

(Hyalopterus amygdali)

E’ considerato il più pericoloso fra gli afidi che attaccano il pesco e altri Prunus in quanto può avere fino a 15 generazioni in un anno. Questo insetto, che viene riconosciuto facilmente per l’abbondante produzione cerosa di cui si ricopre e per il fatto che non causa l’accortocciamento delle foglie, che spesso cadono precocemente, atrofia e cascola dei frutti, ridotto sviluppo di gemme a fiore.

Lotta

Tutte le specie descritte, ad eccezione dell’afide nero che sverna sulle radici, si possono combattere.

Afide delle rose

(Macrosiphon rosae e altri)

Il colore di questi afidi varia da verde a rosso fino a giallo limone, sempre leggermente impolverato di cera. Ospiti secondari: cardi (tra cui il carciofo), valeriana, occasionalmente fragole, melo e pero. I danni, in ordine di comparsa, sono: appassimento delle gemme, arricciamento dei giovani germogli, foglie che diventano appiccicose, comparsa di fumaggine.

Afide del ribes

(Aphis Schneideri)

Attacca il ribes nero e il ribes rosso. Di colore da grigio scuro al verde, leggermente impolverato di cera.

Afide grigio o cenerognolo

(Dysaphis plantaginea)

Le neanidi sono rossastre, mentre gli adulti sono colorati dal brunastro al grigio; più tardi, impolverati di cera, assumono un colore cenerino. A partire da giugno gli insetti volano sui loro ospiti secondari (cerfoglio, varie specie di piantaggini, romice). L’afide grigio provoca danni sensibili, soprattutto nel caso di giovani piante, con malformazione delle foglie, accartocciamento dei getti e arresto della crescita.

Afide verde del pesco

(Myzus persicae)

Gli individui atteri sono di colore da verde-oliva a verde chiaro. L’afide verde sverna sul pesco allo stadio di uovo, ma nelle zone a clima mite può svernare anche sull’ospite estivo o in serra. Può causare notevoli danni, perchè attacca come ospiti estivi più di 400 specie di piante, tra cui patate, peperoni, insalate, che sono anche le piante più sensibili al danno (in luglio e agosto). Provoca deformazioni e decolorazioni foliari, e inoltre trasmette numerose virosi alle patate.

Afide verde del pisello

(Acyrtosiphon pisum)

Lungo 3-6 mm, di colore da grigio-verde a rossastro, impolverato da uno strato di cera. Le uova svernano sul trifoglio, l’erba medica e altre leguminose.

Afide verde del pruno

(Brachycaudus helichrysi)

Gli individui atteri sono di colore verde chiaro. Ospiti secondari: soprattutto astri, centaurea, tarassaco, achillea millefoglie.

Afidi delle radici

(Phemphigus sp.)

Sono rotondi, di colore chiaro, e ricoperti da una pruina cerosa. Succhiano le radici di fagioli, carciofi, carote, insalate, e anche di piante ornamentali e in vaso. Le piante colpite appassiscono e muoiono. Anche gli afidi delle radici vengono visitati dalle formiche, ghiotte di melata.

 

 

 

 

 

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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