Gli anfibi e il laghetto

Anche gli anfibi, come rane, rospi, ululoni e salamandre, subiscono delle metamorfosi durante il loro sviluppo. Tutti noi conosciamo lo stadio giovanile delle rane, ossia i graziosi girini, minuscoli “pesciolini” muniti di branchie e di una coda molto appiattita che funziona da remigante. Anche le forme giovanili degli altri anfibi assomigliano a piccoli pesci. La metamorfosi che porta alla forma adulta, e che è caratterizzata dalla presenza dei vari arti e dei polmoni per la respirazione aerea, è un processo molto lento. Per svilupparsi, i giovani anfibi, chiamati larve, hanno una precisa necessità: uno specchio d’acqua. Alcune specie di anfibi – come il rospo ostetrico (Alytes obstetricans), l’ululone (Bombina variegata), il rospo calamita (Bufo calamita), la rana agile (Rana dalmatina) e il rospo smeraldino (Bufo viridis) – sono minacciate di estinzione e pertanto dichiarate specie protette, al pari del tritone alpino (Triturus alpestris), del tritone crestato (Triturus cristatus), della raganella (Hyla arborea), dell’ululone dal ventre rosso (Bombina bombina) e del tritone punteggiato (Triturus vulgaris). Altri anfibi indigeni sono il rospo

rospo bufo bufoRospo bufo bufo

comune (Bufo bufo), il tritone palmato (Triturus helveticus), la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), la rana verde comune (Rana esculenta) e la Rana temporaria. Soprattutto gli anfibi adulti sono importanti predatori di insetti, oltre che di ragni, lumache e vermi. Cacciano di notte quando le lumache e molti insetti sono attivi, completando in tal modo l’opera di controllo dei parassiti, che durante il giorno è affidata agli uccelli. Gli anfibi sono animali particolarmente interessanti. Là dove questi animali trovano le condizioni per vivere, si può presumere che esista ancora un pezzo di natura intatta. Quando nell’orto o nel giardino è stato impiantato uno stagno adatto ad essere popolato da specie anfibie, l’ideale sarebbe che queste venissero spontaneamente ad abitarlo: si può in tal caso sperare che gli anfibi si diffondano in modo naturale anche nei dintorni, e che, al momento di migrare, possano trovare un ambiente adatto per dimorarvi e riprodurvisi. Gli anfibi migrano facilmente quando si sentono disturbati o costretti in uno spazio troppo limitato. Per introdurre artificialmente degli anfibi in un determinato territorio, è indispensabile allevarli dalle uova o dalle larve. In nessun caso tuttavia si dovrà prelevare un animale protetto dal suo habitat naturale. Per procurarsi uova o larve è sempre possibile rivolgersi a qualcuno che possieda già uno stagno: in tal caso, tuttavia, occorrerà verificare se l’ambiente che circonda il nostro orto o il nostro giardino è in grado di offrire a questi animali condizioni di vita favorevoli. Il nostro piccolo stagno, ad esempio, può diventare la dimora acquatica fissa del rospo comune (Bufo bufo) che non migra in altre acque per la riproduzione, ma che, come tutti gli anfibi, ama le incursioni notturne e può spingersi fino a due chilometri di distanza, o addirittura, a seconda della specie considerata, fino a venti chilometri dalla dimora. Se un rospo comune si stabilisce nel nostro orto o nel nostro giardino, bisognerà sorvegliarlo particolarmente durante il periodo della riproduzione, quando verrà preso dall’impulso di tornare nelle sue acque natali. Gli esperti consigliano di circondare lo stagno, all’epoca della riproduzione di questi batraci, con un piccolo recinto di plastica che impedisca loro di sconfinare, dal momento che spesso, a causa del traffico motorizzato e di altri pericoli, ciò ha per loro conseguenze mortali. Le singole specie di anfibi hanno differenti esigenze in fatto di habitat: alcune infatti abbisognano di un luogo soleggiato, altre invece di un sito parzialmente soleggiato, o addirittura in piena ombra. Anche l’altitudine è importante. Il tritone palmato e il tritone alpino (Triturus helveticus e T. alpestris) in un ambiente di pianura abbisognano di un’acqua la cui temperatura non superi i 18 °C. Ogni specie ha inoltre le sue preferenze in fatto di terreno. Tutte le specie di anfibi amano comunque una vegetazione selvatica intorno allo stagno. Si dovrà perciò rinunciare alle sponde murate e ai prati all’inglese, e procurare invece a questi animali la possibilità di crearsi, nelle immediate vicinanze dell’acqua, un nascondiglio asciutto che serva loro anche per dormire. Questa dimora può essere una piccola depressione del terreno fra l’erba alta o sotto radici e tronchi di alberi, o anche sotto un mucchio di pietre ammucchiate irregolarmente in modo da lasciare molti spazi vuoti, con una recinzione di legno. (Per 200-300 mq di orto la base del mucchio di sassi potrebbe essere di 0,25-0,50 mq). Cani e gatti costituiscono una minaccia per la vita degli anfibi, ma anche un attrezzo come il tosaerba può rappresentare un pericolo mortale, soprattutto quando si taglia molto basso. Sia la rana temporaria che la rana verde abbisognano di uno spazio piuttosto ampio attorno allo stagno; quest’ultimo avrà una profondità di almeno 80 cm affinchè le larve possano svernare senza pericolo di rimanere assiderate. Il tritone crestato (Triturus cristatus), il tritone punteggiato (T. vulgaris) e l’ululone (Bombina variegata) si accontentano anche di uno stagno molto piccolo: l’ululone in particolare ama le numerose piccole pozze d’acqua presso le rive. I pesci rossi non sono adatti agli stagni naturali, considerato che gli organismi viventi in 700-800 litri d’acqua sarebbero appena sufficienti a nutrire un unico grande carassio dorato, con grande danno per la varietà delle specie. Vediamo ora brevemente quali altri organismi, oltre ad alcuni piccoli pesci, dovrebbero popolare uno stagno che possa offrire condizioni di vita ideali agli anfibi. Alcuni abitanti dello stagno naturale, come spugne, rotiferi e protozoi, si nutrono di batteri e minuscole alghe; i turbellari serpeggiano sotto il pelo dell’acqua cibandosi di piccoli gamberetti e protozoi, mentre gli anellidi sempre immersi nella melma contribuiscono alla lavorazione e ristratificazione del fondo melmoso. Sulla superficie dell’acqua i gerridi (Gerris gibbifer) cacciano piccoli insetti. Le argironete, una sorta di ragni acquatici (Argyroneta acquatica), abitano dentro piccole dimore sommerse in forma di cupola; sott’acqua nuotano invece gli scorpioni acquatici (Nepa spp.), le notonette (Notonecta spp.) e, simili a minuscole sfere luminose, gli idracari. Le pulci d’acqua (Daphnia pulex) si nutrono di alghe, ma sono predate dai polipi d’acqua dolce; le efemeridi (Ephemeridae), le friganee (tra cui la Phriganea grandis) e le zanzare depongono le loro uova nell’acqua, così come le libellule, la calottera (Calopterix spp.) nonchè la libellula fanciulla (Agrion puella). Tutti questi animali che hanno diverse abitudini alimentari, cibandosi di batteri, alghe, altri animali o sostanze che sarebbero altrimenti destinate a marcire, servono a loro volta di nutrimento a pesci e anfibi. In un stagno naturale si crea così un equilibrio all’interno del quale nessun organismo prende il sopravvento sugli altri. Una volta raggiunto tale equilibrio all’interno del quale nessun organismo prende il sopravvento sugli altri. Una volta raggiunto tale equilibrio, non si dovranno più temere nemmeno le infestazioni di zanzare, così frequenti negli ambienti acquitrinosi. Nello stagno, come nell’orto e nel giardino, si dovranno privilegiare le piante che attirano un certo numero di insetti che se ne nutrono e le impollinano, e che a loro volta possono servire di nutrimento a uccelli ed anfibi. Proprio per questo motivo si dovrà sempre dare la preferenza a piante endemiche. In certi giardini ornati da piante esotiche (tra cui anche diverse aghifoglie), insetti, uccelli e anfibi muoiono letteralmente di fame! Se si lasciano sul terreno ceppi di alberi, foglie cadute e mulch, e si rinuncia al prato rasato all’inglese, si può favorire la disseminazione di molte specie di piante spontanee. Tra le altre piante che sarebbe opportuno piantare o seminare per attirare gli insetti, meritano particolare attenzione sia le specie della grande famiglia delle ombrellifere, sia la veccia e la phacelia. Le piante delle zone umide vanno distinte in gruppi diversi, ossia i due gruppi costituiti dalle piante che vegetano rispettivamente nella zona asciutta della sponda; le piante che crescono sulle rive, ed infine le piante tipicamente acquatiche, comprese le specie che galleggiano liberamente al di sopra della superficie. Elenco qui di seguito numerose specie, tenendo comunque presente che a noi basterà seminarne o piantarne una piccola parte: molte altre, infatti, cresceranno spontaneamente. Nei luoghi asciutti delle zone marginali dello stagno fiorisce, a partire da marzo, la silvia (Anemone nemorosa); da maggio fioriscono la bistorta (Polygonum bistorta), l’azzurra bugula (Ajuga reptans), l’alchemilla (Alchemilla vulgaris), e le erbe del genere càrice (Carex), alcune delle quali raggiungono i 150 cm di altezza. Da giugno inizia l’epoca di fioritura della piccola brunella (Brunella vulgaris), della salcerella (Lythrum salicaria), da luglio quella del panace (Heracleum spondylum), con i suoi fiorellini bianchi e, anche, dell’Elymus arenarius e dell’agrostide (Molinia coerulea), piante alte entrambe circa 1 metro. Piante protette delle zone marginali (delle quali è perciò vietato cogliere i semi) sono il bucaneve (Leucojum vernum), il botton d’oro (Trollius europeus), il giacinto stellato (Scilla bifolia) e l’Aruncus vulgaris. Nelle zone marginali umide crescono: da marzo il farfaraccio (Petasites officinalis); poi, da maggio, il Thalicium aquilegifolium che giunge fino ai 120 cm di altezza; da giugno l’Erica tetralix, la Potentilla palustris, il giunco fiorito (Butomus umbrellatus); da luglio la canapa acquatica (Eupatorium cannabinum). Le piante che crescono sulle rive hanno le radici immerse nell’acqua, mentre le loro infiorescente tavolta intensamente colorate si ergono sulla superficie dello stagno: tra di esse, da aprile fioriscono il trifoglio fibrino (Menyantes trifoliata) e la calta palustre; da maggio il non-ti-scordar-di-me palustre (Myosotis palustris), alcune veroniche, il falasco e il càrice; da giugno il giunco di stagno (alto fino a 4 m), il calamo (Acorus calamus), la mestolaccia (Alispa plantago aquatica), la sagittaria (Sagittaria sagittifolia), tutte piante alte fino a 1 metro, e il Ranunculus flammula; da luglio lo Sparganium erectum, anch’esso alto fino a 1 metro, e infine gli equiseti (Equisetum limosum ed Equisetum hiemale).

equisetoEquiseto

Tra le piante galleggianti che fioriscono sulla superficie dell’acqua ricordiamo la Callitriche palustris e il Myriphyllum spicatum. Sott’acqua vegetano invece la “peste d’acqua” (Elodea canadensis), varie specie di potamogeto (Potamogeton spp.) e le alghe a candelabro (Chara spp.). Le bene note lenticchie acquatiche (Lemna spp.) possono ricoprire tutta la superficie dell’acqua, così da non lasciare più spazio libero ad altri organismi e togliere luce alla vegetazion subacquea. Le Nuphar (spp.) e le ninfee (Nymphaea) sono specie protette. Chi intenda procurarsi tutte queste piante, oppure, soprattutto nel caso di specie minacciate di estinzione, può acquistarne le piantine presso il vivaio specializzato. Per mettere a dimora le piantine acquatiche e palustri si deve prima  togliere l’acqua dallo stagno. Le radici lunghe vanno spuntate usando un coltello, perchè le forbici, schiacciando i tessuti possono favorire i marciumi. Una volta trapiantate le piantine, si dovrà coprirle con uno strato di ghiaia per impedire che risalgono alla superficie quando si tornerà ad immettere l’acqua. Chi decide di costruire uno stagno dovrà considerare che se lo specchio d’acqua è abbastanza grande (cioè di almeno 6 mq di superficie e 80 cm di profondità), offrirà migliori condizioni di vita a molti organismi, e che inoltre la qualità dell’acqua sarà migliore. Occorrerà anche tener presente che uno stagno di una certa profondità costituisce sicuramente un pericolo per i bambini ancora piccoli: per questo motivo è opportuno decidere se non sia meglio aspettare, per impiantarlo, che i bambini siano un pò cresciuti. Uno stagno costruito a regola d’arte dovrebbe possibilmente presentare diversi livelli di profondità. Procedendo allo scavo si dovranno togliere anche tutte le radici per altri 20 cm. Sul fondo verrà stesa una rete metallica a maglie strette (1 cm di lato) come difesa contro i roditori, sulla quale si applicherà l’apposito telo plastico per stagni (chiedere il tipo resistente alle radici). I bordi del telo verranno ribattuti sulle sponde, che saranno piuttosto rilevate e arrotondate, e quindi ricoperti con terra, zolle di prato, sassi e lastre di pietra sistemati in modo da creare una riva abbastanza pianeggiante. Lo stagno non dovrà mai presentare bordi rialzati o sporgenti, altrimenti gli anfibi ed altri piccoli organismi finirebbero col rimanere imprigionati. Una volta fermati i bordi del telo, se ne taglierà via l’eccedenza seguendo il contorno dello stagno, ma non troppo vicino al limite dell’acqua. Per i piccoli animali non nuotatori è inutile infilare obliquamente delle assi nell’acqua con un’estremità affiorante sulla riva. I bordi dello stagno rivolti verso la parte coltivata dell’orto o del giardino debbono essere leggermente digradanti, per evitare che la terra venga erosa. Nel fondo dello stagno si distribuisce ora uno strato di ghiaia, sabbia e argilla alto 20-30 cm. (Attenzione a non usare terra ricca di sostanze nutritive!)L’acqua in eccesso va tolta e lasciata filtrare nel terreno. Quando si immetterà acqua fresca, bisognerà fare attenzione sia alla temperatura (che non dovrà essere troppo fredda) sia al grado di purezza. Una parte della melma che si formerà nello stagno, nonchè i residui di piante, dovranno essere regolarmente allontanati. Sarebbe opportuno ripulire ogni anno soltanto un terzo dello stagno per lasciare indisturbata la parte restante. La suddivisione è più facile se il fondo presenta diversi livelli di profondità. La melma e i residui di piante estratti dallo stagno verranno naturalmente compostati.

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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