Mal della bolla del pesco

(f. sessuata Taphrina deformans, Exoascus deformans)

Questo ascomicete, che attacca i frutti e tutti gli organi verdi, provoca i danni più gravi sulle foglie, sulle quali si formano delle bollosità caratteristiche, dapprima scolorite e poi di colore rosso vivo. I tessuti si ispessiscono e la lamina assume una consistenza quasi carnosa. Sulle foglie così deformate compare in seguito una polverina biancastra, formata dalle fruttificazioni del fungo, che conferisce loro un aspetto ceroso. Un attacco di bolla potrebbe essere confuso con uno di afidi, ma la distinzione non è difficile in quanto le foglie colpite dalla crittogama cambiano di colore, sono ispessite e fragili, mentre quelle danneggiate dagli afidi rimangono verdi, sono più elastiche ed inoltre su di esse si ritrovano gli insetti vivi o le loro spoglie. Le foglie colpite dal mal della bolla disseccano e cadono; pertanto viene compromessa sia la produzione dell’anno, che quella successiva. Le spore ed i conidi del fungo, che svernano sui rametti e sulle gemme, danno origine a primavera ad un micelio che penetra nei tessuti fogliari, sviluppandosi poi con andamento intercellulare. Dal micelio si originano gli aschi che, verso maggio-giugno, si aprono lasciando libere le ascospore, che perpetueranno le infezioni. Lo sviluppo di questa malattia è strettamente legato all’andamento climatico; l’ottimo per il fungo si verifica quando, in coincidenza della schiusura delle gemme, si hanno temperatura basse (14-15°C) e piogge frequenti.

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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