Peronospora

peronospora su vite

La peronospora della vite comparve per la prima volta in Europa (Francia) nel 1878 ed in breve tempo invase tutto il continente. Il fungo è stato introdotto con le viti americane con le quali, a quei tempi si tentava di ricostruire i vigneti invasi dalla fillossera. I danni provocati da questa malattia sono molto gravi e, nelle annate con andamento climatico favorevole al parassita, può venir compromessa la quasi totalità del raccolto. Oltre che i grappoli, vengono attaccati anche i tralci e le foglie con ripercussioni sulla pianta anche nell’anno successivo all’infezione. In questo caso, infatti, a causa della perdita del fogliame, la vite non riesce  ad immagazzinare riserve sufficienti ed a portare a buona maturazione i tralci. Il fungo trascorre l’inverno sotto forma di oospora all’interno delle foglie morte cadute sul terreno. In primavera, con l’aumento della temperatura e la comparsa delle foglie, le oospore germinano ed emettono all’esterno delle stesse dei sacchi, denominati macroconidi, che contengono le zoospore, le quali determinano le prime infezioni. Per effetto dell’acqua, infatti, il macroconidio si apre e le zoospore vengono trasportate dal vento sulle foglie tenere, i tralci ed i giovani grappoli (infezioni primarie). Le zoospore, se gli organi sui quali arrivano sono bagnati, germinano originando il promicelio, che penetra all’interno delle foglie attraverso gli stomi e dà il via all’infezione. Inizia così quel periodo di tempo, definito di incubazione, che durerà più o meno a lungo a seconda della temperatura e che si concluderà con la comparsa dei primi sintomi. Quando il promicelio è penetrato nei tessuti delle foglie e dei grappoli dà origine al micelio che, per mezzo degli austori, sottrae la linfa alle cellule della zona invasa. Per un certo numero di giorni il fungo si nutre senza che all’esterno compaia alcun sintomo della malattia; quando il periodo d’incubazione è al termine si formano sulle foglie delle macchie scolorite; denominate macchie d’olio. Successivamente sulla lamina inferiore, in corrispondenza di queste zone traslucide, appare una muffa bianca brillante, formata dai conidiofori, portanti i conidi, che sono i germi delle infezioni secondarie. I conidiofori escono dalla pagina inferiore delle foglie attraverso gli stormi, che, da questa parte, sono molto più numerosi di quelli della pagina superiore. I conidi si staccano poi dai conidiofori e, aprendosi, lasciano uscire nuove zoospore che daranno luogo ad altre infezioni. In tal modo il ciclo si ripete più volte in un anno a seconda del numero e dell’intensità delle piogge. In autunno infine, con un processo di riproduzione gamica, si originano dal micelio le oospore, che rimarranno chiuse all’interno delle foglie e con queste cadranno al suolo. Sulle foglie si verifica sempre l’emissione dei conidiofori e dei conidi, mentre sui grappoli il fenomeno può anche non accadere. Il micelio continua comunque a svilupparsi all’interno dei tessuti dando luogo a quel tipo di peronospora, denominata larvata negrone. In questo caso gli acini si deformano, assumono una colorazione violacea e si distaccano facilmente.

peronospora larvata

Foglie e grappoli attaccati da peronospora 20 maggio.

Il danno maggiore lo si ha quando la peronospora attacca il rachide, soprattutto vicino al punto d’inserzione sul tralcio: in questo caso tutto il grappolo, non più alimentato dalla linfa, dissecca piegandosi a formare una speci di S. Una speciale forma di peronospora, che si sviluppa quando il fungo attacca le foglie tardivamente, è quella detta a mosaico. In questo caso le macchie risultano piccole perchè il micelio trova difficoltà ad estendersi e viene arrestato non appena incontra le nervature. Queste zone in un secondo tempo disseccano e, se sono numerose, la foglia assume un aspetto appunto a mosaico. La peronospora della vite risulta particolarmente temibile quando la temperatura è elevata e l’umidità molto abbondante; di solito ciò si verifica soprattutto nei mesi da maggio a luglio. Questa crittogama trae beneficio da piogge intense, che lasciano le foglie bagnate per qualche ora: è per azione dell’acqua che le oospore ed i conidi si aprono facendo uscire le zoospore e che queste germinano emettendo il promicelio. Questa esigenza idrica è particolarmente sentita per le infezioni primarie; per quelle secondarie è invece sufficiente una rugiada abbondante od una fitta nebbia. La temperatura più adatta allo sviluppo della peronospora è quella di 18-22°C, ma già a 10° C il fungo è in grado di contagiare le viti.

Lotta

Diversi anticrittogamici, di copertura, citotropici e sistemici proteggono ottimamente la vite dalla peronospora. Sino alla fioritura è consigliabile usare prodotti di copertura, da soli od associati a citotropici, in quanto manca una superficie fogliare sufficiente ad assorbire il quantitativo di anticrittogamico sistemico necessario a proteggere la pianta. Il momento per iniziare la difesa con questo tipo di specialità, ad azione preventiva, è quando avviene la prima contaminazione della vite, vale a dire allorchè la temperatura si è stabalizzata sui 10°C ed è caduta una pioggia di almeno 10, mm nel periodo di due o tre giorni, che abbia bagnato a fondo le foglie ed il suolo. Al verificarsi di questo evento, bisogna intervenire alcuni giorni prima dello scadere del periodo di  incubazione, dato dalla seguente tabella:

 Durata del periodo di incubazione


Aprile                                                                                  12-15                       giorni

Maggio                        (prima decade)                            11-14                           >>

Maggio                        (seconda decade)                        10-13                          >>

Maggio                        (terza decade)                                8-11                          >>

Giugno                        (prima decade)                              8-10                         >>

Giugno                        (seconda decade)                           7-10                        >>

Giugno                        (terza decade)                                 5-  7                        >>

Luglio                          (prima decade)                               5-  7                        >>

Luglio                          (seconda decade)                           5-  6                        >>

Luglio                          (terza decade)                                 5-  6                       >>

 


 

I trattamenti successivi si eseguono sempre in base alla caduta delle pioggie, avendo cura di intervenire subito prima dello scadere del periodo di incubazione, ed adottando il citotropico se detto “peridodo utile” dovesse essere superato per qualche ragione. Per un esatto calcolo del periodo di incubazione sono disponibili anche speciali apparecchiature (centraline elettroniche, capanne meteorologiche) che forniscono i dati relativi a temperatura, piovosità ed umidità relativa. Altro sistema (a calendario) è quello di intervenire ad intervalli dettati dalla frequenza delle piogge e dalla rapidità di accrescimento della vegetazione ( di norma ogni 7-10 giorni), ferma restando beninteso la regola per il primo trattamento, in modo da mantenere la pianta continuamente protetta dall’anticrittogamico.

Da ricordare che mentre l’infezione primaria è conseguente a piogge che shizzano le zoospore sulle foglie più vicina al suolo, quelle secondarie possono essere provocate da nebbie o rugiade che mantengono bagnata la vegetazione per due o tre ore. La ripetizione dei trattamenti è necessaria sia perchè gli agenti atmosferici riducono l’efficacia degli anticrittogamici  sia perchè le foglie aumentanola loro superficie e quindi devono essere a più riprese ricoperte dall’anticrittogamico affinchè non vi rimangano spazi scoperti entro i quali le zoospore possano impunemente germinare. Prodotti consigliati in questa fase sono la zoxamide, iprovalicarb, mancozeb, eventualmente combinati con cimoxanil, o fosetil alluminio.

Nel periodo che va dall’inizio della fioritura sino all’allegagione è opportuno adottare gli antiperonosporici sistemici per le garanzie  che possono dare in questa fase estrenamente delicata. Se la peronospora colpisce il fiore i danni, in effetti, diventano gravissimi. Il fiore della vite è coperto da una specie di cuffia formata dai tepali riuniti per l’apice, Quando la cuffia cade tutti gli organi fiorali sottostanti ad essa (stami,pistilli,ricettacolo) rimangono esposti alla malattia. I fungicidi adatti a questo periodo sono il benalaxil,fosetil alluminio,tutte sostanze con prodotti di copertura, da applicare con cadenza quindicinale. Da escludere in fioritura i prodotti a base di rame a causa della loro fitotossicità , ma da usare per la loro elevata persistenza dopo l’allegagione, su pianta ferma , con una frequenza dettata dall’andamento dalle piogge. Dopo l’allegagione i prodotti sistemici sono poco indicati , di norma, perchè scarsamente traslocanti nella pianta che si trova in fase di riposo estivo.E’ raccomandabile infine di non trascurare , come spesso purtroppo accade, uno o due trattamenti in agosto e settembre, per evitare le gravi cadute di fogliame provocate da attacchi terdivi di peronospora.

 

Calendario dei trattamenti della vite consigliato clicca qui

 

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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