Danni provocati dagli insetti e dagli acari

Fra gli esseri viventi appartenenti al regno animale e dannosi alle piante, gli insetti occupano il primo posto sia per il numero delle specie nocive, che per la gravità dei danni arrecati. La Classe degli Insetti appartiene, insieme a quelle degli Aracnidi, di cui gli Acari sono un gruppo, dei Crostacei e dei Miriapodi, al Phylum degli Artropodi. Gli animali di questo gruppo presentano alcune caratteristiche comuni, fra le quali ricordiamo la segmenatzione del corpo, la presenza di zampe articolate e di una struttura esterna di sostegno definita esoscheletro. Il carattere più saliente che distingue gli insetti dagli altri artropodi riguarda il numero delle zampe, che negli adulti sono 6, inserite a coppie sui tre segmenti del torace. Da qui il motivo per cui questi animali vengono chiamati anche esapodi. Gli insetti risultano dannosi alle piante in molti modi: alcuni si cibano direttamente dei tessuti vegetali, altri succhiano la linfa, iniettando, a volte, sostanze tossiche nei vasi, altri ancora agiscono da vettori di malattie, passando da piante infette a piante sane (tipico è il caso della trasmissione delle virosi da parte degli afidi).

Forma e costituzione del corpo degli insetti

Il corpo degli insetti è ricoperto dall’esoscheletro, costituito da più sostanze (tra cui sclerotina e chitina) che lo rendono duro e resistente. Questo rivestimento, che ha funzioni di sostegno e di protezione, non ostacola i movimenti, grazie alla presenza di zone di minor spessore. Nel corpo degli insetti adulti si distinguono tre parti: capo, torace ed addome. Sul capo costituito da una capsula rigida formatasi dalla fusione di sei segmenti, troviamo diverse appendici, fra cui le antenne, di forma varia, che sono sede di organi di senso ed i pezzi dell’apparato boccale. Questi, data la loro importanza ai fini del nostro studio, verranno descritti dettagliatamente più avanti. Il capo è sede degli organi della vista: gli occhi composti e gli ocelli, situati rispettivamente ai lati e sulla sommità del capo. I primi, sempre due, sono formati da un gran numero di unità semplici, dette ommatidi, che permettono la visione di un campo molto ampio; i secondi, presenti in numero di due o tre, hanno una struttura meno complessa e servono soprattutto a percepire le variazioni di intensità luminosa. Il torace è costituito da tre segmenti ognuno dei quali porta un paio di zampe; sul secondo e sul terzo somite toracico si inseriscono poi, quando presenti, le ali. Le zampe degli insetti sono formate ciascuna da sei articoli collegati fra loro da anelli membranosi. La loro forma è strettamente connessa alla funzione che sono chiamate a compiere: abbiamo così zampe cursorie, saltatorie, fossorie, raptatorie, natatorie. Le ali sono tipicamente due paia, ma possono ridursi ad un solo paio o, a volte, scomparire del tutto; in quest’ultimo caso si parla di insetti atteri. In alcune specie le ali sono membranose (ditteri, odonati, alcuni riconti), in altre sono ricoperte di squame (lepidotteri), in altre ancora sono parzialmente o totalmente sclerificate (rincoti eterotteri, coleotteri). Nei coleotteri le ali anteriori, dette elitre, sono dure e, a riposo, racchiudono come in un astuccio quelle posteriori, membranose; nei ditteri, invece, le ali del secondo paio sono ridotte a moncherini, i bilancieri, e servono a garantire la stabilità durante il volo. L’addome è costituito da 10-11 segmenti, gli ultimi dei quali possono essere dotati di appendici genitali esterne, o gonapofisi, e di cerci. Nelle femmine le gonapofisi rappresentano l’ovodepositore, struttura sottile e appuntita atta a deporre le uova. Talora l’ovodepositore vero e proprio manca ed è sostituito dagli stessi ultimi segmenti addominali modificati all’uopo, oppure le uova vengono emesse attraverso una semplice apertura. Negli insetti il sistema respiratorio è costituito da piccoli tubi, le trachee, che, divenendo sempre più sottili, si diramano nel corpo, fino a raggiungere tutte le cellule che richiedono ossigeno. Le aperture delle trachee verso l’esterno si chiamano stigmi; essi sono spesso dotati di apparati che ne consentono la chiusura nei momenti di necessità. Il sistema circolatorio è in parte vascolare ed in parte lacunare; il liquido circolante, detto emolinfa, dopo aver attraversato il vaso dorsale, si riversa nella cavità del corpo, arrivando attraverso gli interstizi, a tutti gli organi. L’emolinfa, che corrisponde al sangue degli animali superiori, è un fluido incolore, o leggermente giallo, che funge da vettore per le sostanze trofiche e ormonali. Il sistema digerente è costituito dagli organi di presa ed ingestione, dal canale alimentare e dalle ghiandole accessorie. All’apparato digerente è strettamente connesso il sistema escretore, formato da un insieme di tubicini, i tubi malpighiani, che, da una parte fluttuano liberamente nella cavità del corpo, dall’altra sboccano nell’intestino, dove riversano le sostanze raccolte. Il sistema nervoso, la cui unità elementare è il neurone, ha una struttura piuttosto complessa; esso viene diviso in sistema centrale, viscerale o simpatico e periferico. Negli insetti è ben sviluppato il sistema secretore, costituito da numerose ghiandole, che si distinguono in esocrine ed endocrine. Fra le prime ricordiamo le ghiandole sericipare, laccipare, ceripare, odoripare, urticanti ed a feromoni; fra le seconde, che elaborano le sostanze ormonali, i corpi allati e cardiaci, le ghiandole ventrali e le cellule neuricrine. Nelle forme giovanili (larve e pupe, neanidi e ninfe) la struttura può essere anche molto diversa.

L’apparato boccale degli insetti, strumento di danno per i vegetali

Gli insetti parassiti delle piante prendono il nome di fitofagi poichè si nutrono di tessuti e succhi vegetali. L’apparato boccale è lo strumento con cui gli insetti danneggiano le piante, ma, nello stesso tempo, è una delle principali vie per far giungere l’insetticida nelle parti vitali del parassita. Pertanto, per comprendere a fondo alcuni metodi di lotta, è indispensabile una conoscenza approfondita dei diversi tipi di apparato boccale. Fra questi quelli che maggiormente interessano al nostro studio sono il masticatore ed il pungente-succhiante. L’apparato boccale masticatore tipico degli adulti dei coleotteri, degli ortotteri e di molte larve, è costituito da un labbro superiore, un paio di mandibole robuste e spesso denticolate, un paio di mascelle ed un labbro inferiore, pluriarticolati e forniti di palpi. Nell’apparato boccale pungente succhiante, mandibole e mascelle hanno forma di lancette appuntite; in riposo sono raccolte nel labbro inferiore o rostro e formano, riunite tra loro, due canalicoli attraverso i quali viene aspirata la linfa ed iniettata la saliva, che spesso contiene sostanze tossiche. Altri apparati boccali, la cui struttura non permette però agli insetti di danneggiare le piante sono quello lambente delle api e quello succhiante delle farfalle. Queste ultime, innocue allo stato adulto, sono invece frequentemente dannose in quello di larva, durante il quale possiedono una potente struttura atta alla masticazione. Esiste una categoria di insetticidi, definiti di “copertura”, che rimane sulla superficie dei vari organi della pianta sui quali è stata irrorata ed avvelena solo gli insetti che li rodono. La ragione per cui questi prodotti sono efficaci unicamente contro gli insetti provvisti di apparato boccale masticatore è evidente: quelli dotati di apparato boccale pungente-succhiatore non possono venire colpiti poichè infliggono il rostro nei tessuti e quindi non assorbono il veleno localizzato all’esterno dell’epidermide di foglie, frutti, ecc. Gli insetticidi “endoterapici”, invece, penetrano all’interno dei tessuti ed avvelenano i succhi cellulari o la linfa che li porta in circolo. Essi sono quindi efficaci soprattutto nei riguardi degli insetti dotati di apparato boccale masticatore perchè questi, pur divorando i tessuti avvelenati, non prelevano linfa nella stessa quantità degli insetti ad apparato boccale pungente-succhiatore. Occorre tuttavia sottolineare che soprattutto gli insetticidi di copertura, ma anche quelli endoterapici, agiscono in gran parte anche per contatto (caustico, tossico, ecc), oltre che per ingestione, e quindi sono attivi contro insetti dotati di qualunque tipo di apparato boccale.

Riproduzione e sviluppo

Gli insetti si riproducono normalmente tramite uova che vengono deposte dalla femmina dopo l’accoppiamento (anfigonia). In alcune specie (afidi), in certi periodi dell’anno, la femmina può generare la prole anche senza che ci sia stata la fecondazione (partenogenesi). Lo sviluppo postembrionale degli insetti, che va dalla schiusa dell’uovo allo sfarfallamento dell’adulto, può avvenire principalmente secondo due vie: l’eterometabolia e l’olometabolia. Nel primo caso dall’uovo nasce una neanide, individuo simile all’adulto, dal quale si differenzia per le dimensioni, solitamente più ridotte, e per la mancanza di alcuni caratteri, fra cui le ali, che vengono acquisiti attraverso metamorfosi graduali che portano prima allo stadio di ninfa e poi a quello di adulto. Appartengono a questo gruppo gli ortotteri ed i rincoti. Nel caso dell’olometabolia dall’uovo schiude una larva, completamente diversa dall’adulto che, attraverso una serie di mute, si accresce e raggiunge la maturità larvale. Le larve la cui forma varia a seconda della specie, possono essere apode, oppure possono possedere zampe toraciche e, in certi casi, anche pseudozampe addominali. Lo stadio di larva è molto importante ai fini del nostro studio in quanto molti insetti risultano dannosi alle piante proprio durante questo periodo della loro vita. Raggiunta la maturità la larva, attraverso una metamorfosi radicale e complessa, si trasforma in pupa, solitamente immobile e spesso avvolta in un bozzolo dalla quale sfarfalla l’adulto. Insetti olometaboli sono i lepidotteri, i ditteri, i coleotteri e gli imenotteri.

Influenza dei fattori ambientali sugli insetti

Ogni specie presenta delle condizioni di temperatura e di umidità ottimali per lo sviluppo; allontanandosi da queste, le attività vitali vengono rallentate fino a cessare del tutto quando si arriva ai limiti estremi per la sopravvivenza. In generale gli inverni molto rigidi e le primavere piovose deprimono lo sviluppo numerico degli insetti, mentre il contrario accade se la stagione fredda trascorre mite e con scarse precipitazioni. Gli sbalzi di temperatura, le brinate tardive ed i freddi precoci sono altri fattori sfavorevoli alla diffusione degli insetti. Le reazioni alla luce sono molto diverse a seconda delle specie: alcuni insetti hanno un fototropismo positivo (lepidotteri, molto ditteri), altri (blatte) cercano invece il buio, manifestando così un fototropismo negativo. La sensibilità alle radiazioni ultraviolette è frequente e spesso utilizzata per l’orientamento (api). I fattori ambientali influenzano il ciclo biologico degli insetti, agendo soprattutto sulla durata delle diverse fasi. La tignola orientale del pesco (Cydia molesta), ad esempio, presenta un numero di generazioni diverso a seconda delle zone geografiche e quindi del clima: nel centro-nord Italia si susseguono 3-4 cicli l’anno, che diventano 6-7 nel meridione.

Gli entomofagi

Alcuni insetti nocivi hanno come nemici altri insetti, detti entomofagi, che sono preziosi amici dei frutticoltori, ma che spesso vengono ignorati e conseguentemente falcidiati dagli interventi insetticidi. Gli entomofagi vengono divisi in parassitoidi e predatori. I primi hanno la caratteristica di mettere la vittima a disposizione della prole che si accresce e si sviluppa a spese di quella, vivendo sul suo corpo e divorandone gli organi interni. I predatori, invece, ricercano la preda e la uccidono solo al momento di nutrirsi, senza per altro stabilire con essa nessun vincolo. Sono parassitoidi ad esempio, l’afelino del melo e la prospaltella di Berlese nei confronti, rispettivamente, dell’afide lanigero del melo e della cocciniglia bianca del pesco; sono predatori, fra gli altri, i coleotteri coccinellini che distruggono gli afidi.

Classificazione degli insetti

Gli insetti a seconda delle loro caratteristiche vengono raggruppati in numerosi ordini; fra tutti noi ci occuperemo solo di quelli ai quali appartengono i principali parassiti della vite e dei fruttiferi.

Rincoti

Sono insetti a metamorfosi parziale (eterometaboli), caratterizzati da un apparato boccale di tipo pungente-succhiante grazie al quale, le specie fitofaghe sottraggono la linfa alle piante. Generalmente presentano 2 paia di ali, ma vi sono alcune specie nelle quali queste sono assenti. La mancanza di ali può essere definitiva (femmine delle cocciniglie) o può manifestarsi in alcuni periodi dell’anno (afidi). La riproduzione può essere anfigonica o partenogenetica e spesso entrambe le modalità di manifestano all’interno della stessa specie. Molti rincoti possiedono ghiandole a secrezione esterna; tipiche sono le produzione di cera (Psillidi e Coccidi), seta (Diaspini), lacca (Coccidi) e di sostanze maleodoranti (Pentatomidi e Coreidi). Casatterictica degli afidi è l’emissione all’esterno della melata, escrementi zuccherini che derivano dalla filtrazione della linfa vegetale. I danni alle piante, che possono essere arrecati da individui in qualsiasi stadio di sviluppo, sono di vario tipo e frequentemente gravi. Oltre alla sottrazione di linfa, che indebolisce il vegetale, si ha l’immissione di saliva con conseguente deformazione degli organi colpiti e trasmissione di microorganismi patogeni, come batteri e virus. I rincoti si dividono in due sottordini: eterotteri ed omotteri distinguibili osservando le ali anteriori che, nel primo gruppo presentano la sclerificazione dei 2/3 prossimali, mentre nel secondo gruppo sono o totalmente sclerificate o completamente membranose.

Lepidotteri

Questo ordine è costituito dagli insetti chiamati comunemente farfalle, caratterizzati dall’avere 4 ali ricoperte di squame variamente colorate. L’apparato boccale degli adulti è di tipo succhiante; i vari pezzi sono strutturati in in modo da formare una specie di proboscide, detta spiritromba, atta alla suzione dei liquidi zuccherini di cui questi insetti si nutrono. Lo sviluppo postembrionale è olometabolico; le larve, o bruchi, sono variamente colorate e dotata di un apparato boccale masticatore, con il quale danneggiano le piante, e di pseudozampe addominali (massimo 5 paia). Le pupe, definite più esattamente crisalidi, sono immobili ed afaghe.

Ditteri

Questo ordine raggruppa insetti che presentano le ali del secondo paio trasformate in bilamcieri. Negli adulti l’apparato boccale è succhiante (mosche) o pungente-succhiante (zanzare); nelle larve è invece masticatore, ma nella maggior parte delle specie risulta modificato rispetto al modello tipico. La riproduzione è quasi sempre anfigonica e lo sviluppo postembrionale è olometabolico. Le larve, che sono sempre apode e spesso anoftalme, vivono in uno svariato numero di ambienti: alcune minano foglie e frutti, altre producono sviluppano parassitizzando animali superiori. L’ordine si divide in due sottordini: nematoceri e brachiceri; la distinzione viene fatta su diversi caratteri, fra quali le antenne che sono lunghe e sottili nei primi, brevi e tozze nei secondi.

Coleotteri

Costituiscono l’ordine più vasto con oltre 300.000 specie determinate. Caratteristica comune agli insetti di questo gruppo è la sclerificazione del primo paio di ali (elitre), che formano una custodia a protezione di quelle del secondo paio, totalmente membranose. Sia le larve, che gli adulti sono in grado di provocare danni alle piante in quanto entrambi gli stadi presentano apparato boccale masticatore. La riproduzione è generalmente anfigonica e lo sviluppo postembrionale presenta metamorfosi totale (olometabolia). Le livree, sia delle forme giovanili, che degli adulti sono molto varie, così come le forme e le dimensioni. Fra i coleotteri troviamo insetti fitofagi, saprofagi e zoofagi; fra questi ultimi sono frequenti gli entomofagi predatori.

Imenotteri

Gli insetti di questo ordine possiedono come carattere peculiare due paia di ali totalmente membranose. La riproduzione è anfigonica e partenogenetica, lo sviluppo postembrionale è olometabolico. Le larve sono distinguibili in due tipi fondamentali: quelle dotate di una certa autonomia, provviste di zampe e di apparato boccale masticatore e quelle apode ed anoftalme, assolutamente autoinsufficienti, il cui sviluppo si compie in un nido. Gli adulti, il cui apparato boccale varia a seconda delle specie sono zoofagi o fitofagi; i danni causati alle piante dagli individui del secondo gruppo sono rari in quanto, nella maggior parte dei casi, il regime alimentare è pollinifago o glicifago. Fra le entità utili ricordiamo Apis mellifera, che, oltre a produrre miele e cera, compie un’indispensabile opere di impollinazione; fra quelle dannose le specie della famiglia Tenthredinidae, le cui larve si sviluppano a spese dei tessuti vegetali di un gran numero di piante coltivate. Gli imenotteri si dividono in due sottordini: sinfiti ed apocriti, distinguibili in quanto nei secondi è presente, fra torace ed addome una evidente “strozzatura”, che manca invece nei primi.

Gli acari parassiti delle piante

Il phylum degli antropodi è suddiviso in 4 classi; una è quella degli insetti, di cui abbiamo appena parlato, un’altra è quella degli aracnidi, a cui appartiene l’ordine degli acari. Le piccole dimensioni (gli acari più grandi misurano pochi mm di lunghezza), la non evidente segmentazione del corpo, la mancanza di ali e la presenza negli adulti di quasi tutte le specie di 4 paia di zampe, sono le principali caratteristiche morfologiche degli individui di questo raggruppamento. L’apparato boccale è pungente succhiante; gli occhi, quando presenti, sono semplici. Negli acari i sessi sono separati e la riproduzione avviene per anfigonia e per partenogenesi; le uova si distinguono in estive ed invernali in quanto presentano delle caratteristiche diverse a seconda del periodo in cui avviene la deposizione. Lo sviluppo postembrionale comporta che dall’uovo schiude uno o più stadi, fino a diventare un individuo adulto. Benchè molti acari siano fitofagi, non mancano in questo ordine specie zoofaghe; fra queste sono da ricordare quelle appartenenti alla famiglia Phytoseiidae, che si nutrono di afidi dannosi alle piante e di altri acari. Particolarmente interessanti ai fini del nostro studio sono il ragno rosso dei fruttiferi (Panonychus ulmi) e quello giallo della vite (Eotetranychus carpini f. vitis).

 

 

 

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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