Fleotribo

Il Fleotribo è un piccolo coleottero presenrte sull’olivo.
L’adulto (circa 2 mm di lunghezza) ha il corpo compatto e nero; la parte distale delle elitre può essere bruno-rossiccia.
La larva, apoda, ha il corpo bianchiccio ed è arcuata e carnosa. I danni maggiori sono causati dagli adulti che hanno abitudini xilofaghe; essi scavano gallerie all’ascella dei rametti (gallerie di alimentazione). I rami attaccati si sviluppano stentatamente, producono meno frutti e spesso disseccano. In caso di piante deperienti sono dannose anche le gallerie scavate per la riproduzione.
La presenza delle gallerie sull’Olivo facilita, inoltre, anche la presenza del Tripide dell’Olivo (Liothrips oleae) che trova, in queste, rifugio per lo svernamento e l’ovideposizione.
Ciclo biologico
Il Fleotribo sverna come adulto dentro alle gallerie, nella pianta; tuttavia a volte può svernare anche come larva.
In primavera fuoriescono gli adulti che iniziano a nutrirsi, scavando gallerie di alimentazione, all’ascella dei rami.
Successivamente queste gallerie vengono abbandonate e gli adulti si portano sui rami deperiti e/o sui cascami delle potature, per la riproduzione; le femmine praticano un foro attraverso la corteccia, entrano tra la scorza e l’alburno e scavano due gallerie trasversali in cui vengono deposte le uova.
Le larve fuoriuscite scavano, ognuna, una galleria perpendicolare a quella materna; dopo circa un mese e mezzo la larva ha raggiunto la maturità e, al termine della propria galleria, si impupa.
Gli adulti, che sfarfallano bucando la corteccia, fuoriescono normalmente tra maggio e giugno.
A questa generazione ne seguono, in genere, altre due con sfarfallamento degli adulti verso agosto e poi in autunno; questi ultimi sono destinati a svernare. Il Fleotribo compie 3 generazioni all’anno; tuttavia in climi particolarmente miti le generazioni possono essere 4.

Lotta
La lotta contro il Fleotribo è di tipo agronomico; essa si avvale di pratiche che tendono a ridurre il potenziale di infestazione.
La lotta consiste essenzialmente in:
– eliminazione dei rami colpiti che vengono bruciati;
– utilizzazione di “rami esca”; questi sono i residui della potatura che vengono lasciati nell’oliveto per attirare le femmine durante l’ovideposizione.
Le femmine ovideporranno su questi “rami esca”; i rami verranno poi bruciati entro la prima metà di maggio prima dello sfarfallamento degli adulti.

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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