Carciofo

Parti utilizzate

I boccioli fiorali.

Ambiente clima terreno

L’ambiente ideale per la coltivazione del carciofo è quello delle regioni mediterranee, ma è possibile coltivarlo anche in climi temperati e freddi ricorrendo ad adeguate protezioni invernali. Il terreno deve essere molto fertile, ben drenao e leggermente calcareo.

Coltivazione

Bisogna innanzi tutto tenere presente che il carciofo è una pianta perenne che necessita di molto spazio, per cui non è il caso di piantarlo nel vostro orto se questo è piccolo, come anche nel caso in cui il clima sia molto freddo, perchè le temperature rigide bruciano le foglie e, anche se le radici sopravvivono, è difficile avere poi produzioni remunerative. Nell’autunno precedente all’impianto bisognerà vangare in profondità il terreno destinato alla carciofaia, interrando concime organico ben decomposto e calcolando che ogni pianta occupa circa 1 m2 di spazio. Ogni pianta adulta di carciofo dovrebbe produrre da 5 a 10 “teste”. Il carciofo non viene quasi mai riprodotto da seme, ma si moltiplica facilmente trapiantando i cosiddetti “carducci” che sono i germogli che si sviluppano accanto alla pianta madre. Per iniziare la coltivazione procuratevi, presso un altro coltivatore, dei giovani polloni da piantare in novembre (nel terreno precedentemente lavorato e concimato) nei climi caldi o all’inizio della primavera in quelli freddi. Ogni pianta adulta di carciofo produce infatti ogni anno un certo numero di polloni che, quando sono alti circa 25 centimetri, si possono separare dalla pianta madre, tagliandoli con cura affinchè mantengano attaccata qualche radichetta. Questi polloni andranno piantati a dimora alla stessa profondità in cui si trovavano prima, a una distanza di circa 90 centimetri tra loro. Se coltivate più file, lasciate 1 metro e mezzo tra loro e sistemate le piante sulla fila in maniera sfalsata. Un altro sistema più sicuro specialmente nelle zone fredde è quello di piantare i polloni prelevati in autunno in singoli vasi, lasciarli irrobustire in un luogo protetto per il periodo invernale e trapiantarli all’aperto solo la primavera successiva. Le cure colturali consistono nelle sarchiature per eliminare le erbe infestanti specie nel primo periodo di sviluppo, nelle irrigazioni nei periodi asciutti e nella rincalzatura da effettuare con particolare cura a fine stagione. Nelle regioni fredde inoltre bisognerà proteggere le piante nel periodo invernale. In autunno quindi eliminate le foglie morte o ingiallite e riducete le altre a livello del terreno, poi legate le piante e ricopritele con uno strato di paglia o altro materiale isolante, che rimuoverete appena sarà passato il pericolo delle gelate. Sebbene i carciofi siano piante perenni dopo 3 o 4 anni di produzione iniziano ad “invecchiare” e a rendere sempre meno. Rinnovate quindi sempre la vostra carciofaia, prelevando in autunno dei giovani polloni delle piante madri, che vi serviranno a sostituire le piante vecchie che eliminerete.

Raccolta e conservazione

La raccolta inizia nelle regioni calde già in inverno, nei climi più freddi da maggio a giugno. Ogni pianta produce una “testa” più grossa sul fusto principale e da 5 a 10 boccioli più piccoli sui getti laterali. Tagliateli con una cesoia quando sono ancora ben chiusi e compatti, insieme a un pezzo di gambo. Anche i gambi, privati della parte esterna dura e fibrosa, possono essere consumati come i cuori. I cuori di carciofo si consumano freschi crudi o cotti, ma si possono anche conservare surgelati o mettendoli sotto’olio.

Avversità

Il carciofo è una pianta abbastanza resistente agli attacchi parassitari ma nelle stagioni particolarmente caldo-umide può andare soggetto alla muffa grigia delle foglie o alla peronospora.  Inoltre le giovani piantine possono essere danneggiate dalle lumache.

Varietà

I carciofi si dividono essenzialmente in due gruppi: quelli spinosi, con squame tenere e sottili color verde-violetto, e quelli senza spine, coltivati generalmente nelle zone centro-meridionali. Questi ultimi hanno “teste” generalmente più grosse con squame esterne spesse e legnose, ed esistono anche alcune cultivar rifiorenti che, nelle zone calde, permettono un secondo raccolto. Una varietà particolare, tipica della laguna veneta detta “Castraure”, cresce sui terreni salmastri, e produce “teste” piccole, molto spinose, dal caratteristico sapore amaro.

 

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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