Pesco coltivazione

pesco (Prunus persica (L.) Batsch) è una specie della famiglia Rosaceae che produce un frutto commestibile chiamato pesca.

Il pesco è un albero originario della Cina, dove fu considerato simbolo d’immortalità, e i cui fiori sono stati celebrati da poeti, pittori, cantanti, scrittori e registi cinematografici. Dall’oriente il pesco giunse in Persia, donde giunse in Europa; dalla Persia deriva quindi il nome della specie, con significato di “della Persia” (ripreso ancor oggi in molti dialetti italiani come per esempio nel romanesco “persica”, o del genovese “persiga”). In Egitto la pesca era sacra ad Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia, tanto che ancora oggi le guance dei bambini vengono paragonate alle pesche, per la loro morbidezza e carnosità. Il frutto arrivò a Roma nel I secolo d.C. e grazie ad Alessandro Magnosi diffuse in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Pare infatti, secondo lo scrittore romano Rutilio Tauro Emiliano Palladio, che esso ne fosse rimasto affascinato quando lo vide per la prima volta nei giardini di re Dario III, durante la spedizione contro la Persia.

Il pesco è un albero di dimensione che può raggiungere un’altezza di 4-8 metri, con corteccia leggermente scabra di colore marrone. I giovani getti sono di colore verde, spesso sfumato di rosso. Le foglie sono lanceolate appuntite, alterne, i fiori ermafroditi sono portati in zona apicale sui rami giovani, ma non sui polloni di sviluppo.

Molte parti della pianta, come corteccia, radici, foglie e semi, contengono piccole quantità di sostanze da cui derivano cianuri, tossici, anche se per il modesto contenuto tali sostanze sono state usate tradizionalmente (soprattutto le foglie) per aromatizzare i liquori, per il loro sapore gradevolmente amaro. La pianta ha la tendenza alla stabilizzazione apicale, cioè nella potatura deve essere rispettata la presenza di un apice dominante. Se l’apice è rimosso o spuntato la pianta tende a riaffermare tale dominanza di un apice, producendo masse di polloni intermedi non produttivi. I fiori sono di colore rosa, ma esiste una notevole differenza tra le varietà, i petali possono essere piccoli e stretti, o ampi e larghi; se hanno all’interno dei petali di colore più scuro-aranciato, si avranno frutti a polpa gialla, se l’interno dei petali, pur sempre rosa, è sfumato in chiaro i frutti saranno a polpa bianca.

La coltivazione del pesco di solito viene avviata partendo da piante già innestate di un anno di età (astoni), acquistate presso i vivaisti. Tuttavia è possibile riprodurre questa pianta attraverso il seme anche se la qualità e le caratteristiche dei frutti sarà piuttosto imprevedibile. Si piantano in un composto da semina “standard” nella primavera successiva a quella in cui i semi stessi sono stati prodotti, dopo averli sottoposti a un adeguato processo di vernalizzazione, in natura o in frigorifero. Senza adeguato numero di ore al freddo, infatti, i semi non germinerebbero. Il pesco dovrebbe essere piantato in pieno sole in un’area moderatamente ventilata per attutire i rigori delle gelate invernali e delle arsure estive. La messa a dimora dovrebbe avvenire all’inizio dell’inverno per lasciare alle radici il tempo di prepararsi per il risveglio primaverile. I filari nelle coltivazioni dovrebbero essere ordinati sull’asse Nord – Sud.

Il pesco ha una maggiore necessità di azoto rispetto ad altre piante da frutto. La concimazione azotata incide positivamente sulla resa quantitativa e sulla pezzatura dei frutti, specialmente nelle cultivar precoci. L’eventuale clorosi o una ridotta dimensione delle foglie può essere un indice della carenza azotata, perciò è consigliabile intervenire con la somministrazione di un concime organico a basso rapporto carbonio/azoto o, meglio, un concime minerale a pronto effetto (nitrati). La concimazione ordinaria, eseguita con concimi minerali ternari (NPK) o con concimi organici, si esegue a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, ma risultati positivi si ottengono anche con la somministrazione, prima del riposo vegetativo, di concimi ternari contenenti azoto a lento rilascio. Durante l’attività vegetativa primaverile e la prima fase di accrescimento dei frutti può rivelarsi utile, se non necessaria, la somministrazione di quantità moderate di concimi azotati. Le concimazioni azotate tardive, eseguite nel corso della maturazione dei frutti o nel periodo tardo estivo, hanno invece effetti negativi: nel primo caso peggiorano le qualità organolettiche dei frutti (serbevolezza, sapidità, tenore in zuccheri), nel secondo caso ostacolano il processo di lignificazione dei germogli rendendo la pianta più vulnerabile alle gelate autunnali. Gli eccessi azotati sono da evitare perché incidono negativamente sulla qualità dei frutti e rendono la pianta più vulnerabile agli attacchi dei parassiti fungini. Più che la quantità assoluta di azoto è fondamentale il rapporto azoto-potassio nella formula di concimazione, in quanto il potassio ha un effetto compensativo nei confronti degli eccessi azotati.

Tra tutti i comuni fruttiferi italiani il pesco è tra quelli meno tolleranti ai suoli umidi (con ristagno di acqua), non drenati.

I patogeni che colpiscono la pianta e il frutto ci sono:

afidi, cocciniglie,anarsia lineatella e cydia molesta, rodilegno,.

Virosi, bolla del pesco, corineo, moniliosi, phytophthora, armillaria.

Il mal del Piombo del pesco

(f. sessuata: Stereum purpureum, Thelephora purpurea)

Le foglie delle piante colpite da questa micosi si presentano ispessite, bollose e con una caratteristica colorazione plumbea, che deriva dal distacco dell’epidermide dal parenchima interno. Il legno del tronco e delle branche assume una colorazione bruno scura dovuta a necrosi, che possono essere anche molto estese. La penetrazione del patogeno nella pianta avviene attraverso ferite varia natura e la sua diffusione all’interno dei tessuti è spesso resa difficoltosa dalla formazione di gomma da parte del vegetale. Sulle piante deperite od anche morte lo S. purpureum forma dei vistosi corpi fruttiferi. Esiste sulle piante da frutto un’altra sintomatologia simile a quella appena descritta, che viene definita falso mal del piombo. Questa sindrome si manifesta generalmente nei mesi estivi ed è determinata dalla presenza contemporanea di temperature elevate e scarsità d’acqua.

Lotta

Contro il vero mal del piombo, che ha decorso epidemico non si conoscono rimedi, mentre i danni possono essere gravissimi. Alcune altre malattie che colpiscono le drupacee, quali i tumori ed i marciumi radicali, la colatura dei fiori, la clorosi, essendo comuni anche alle pomacee ed alla vite, vengono descritte nei capitoli dedicati a queste specie.

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Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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