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Tignola del mais (piralide): come riconoscerla e proteggere le piante

Larva della piralide del mais Ostrinia nubilalis fotografata da vicino
Foto: Keith Weller, USDA Agricultural Research Service · Wikimedia Commons · Pubblico dominio.

Fori nelle foglie, rosura sul fusto e pannocchie danneggiate possono indicare la presenza della tignola del mais, più correttamente chiamata piralide del mais (Ostrinia nubilalis). È soprattutto la larva a causare danni: riconoscerla e monitorarla prima che penetri nei tessuti permette di prendere decisioni di difesa più efficaci. Questa guida spiega come identificarla, quali sintomi cercare e come impostare prevenzione e controllo integrato.

Che cos’è la tignola del mais

La cosiddetta tignola del mais è generalmente la piralide del mais, Ostrinia nubilalis, un lepidottero della famiglia Crambidae. È una farfalla le cui larve possono scavare gallerie nel fusto, nelle ramificazioni che sostengono le pannocchie e nelle spighe. Il nome «tignola» è impreciso perché può indicare diversi piccoli lepidotteri: per riconoscere e affrontare il problema è importante riferirsi al nome scientifico. La piralide è una delle avversità più note del mais, ma può svilupparsi anche su altre piante ospiti.

Come riconoscere adulto, uova e larve

L’adulto è una falena con ali dai toni paglierini o brunastri e disegni variabili; l’apertura alare è generalmente nell’ordine di pochi centimetri. Le uova vengono deposte in gruppi sovrapposti, spesso sulla pagina inferiore delle foglie: una lente permette di osservarle senza staccarle. Le giovani larve, inizialmente piccole e chiare, si nutrono sui tessuti esterni prima di penetrare nei fusti o nelle altre parti della pianta. Le larve sviluppate possono raggiungere circa due centimetri o poco più, sono di colore chiaro o grigiastro e presentano piccoli punti più scuri lungo il corpo. La forma e i segni cambiano con l’età; per questo il riconoscimento non dovrebbe basarsi su un solo dettaglio.

Quali sono i sintomi sul mais

I primi danni possono apparire come fori e erosioni irregolari delle foglie, soprattutto nelle parti giovani della pianta. Quando le larve penetrano nel fusto compaiono fori di ingresso, rosura o piccoli accumuli di escrementi, spesso visibili vicino alle aperture. Le gallerie indeboliscono lo stocco, possono favorire rotture e allettamento e compromettere il movimento di acqua e nutrienti. Un attacco alle pannocchie può danneggiare i chicchi e peggiorare la qualità del raccolto. Non ogni foro del fusto è però causato dalla piralide: osserva la distribuzione dei danni, cerca le larve e confronta i sintomi con le altre avversità del mais.

Il ciclo biologico e quando compare

Il ciclo comprende uovo, larva, crisalide e adulto. La specie può superare l’inverno come larva nelle stoppie e nei residui del mais, per poi riprendere lo sviluppo quando le temperature lo consentono. Il numero delle generazioni varia in base al clima e all’area geografica. In Italia le generazioni estive possono essere particolarmente rilevanti, ma non esiste una data universale valida per ogni appezzamento. Per stabilire il momento più utile per i controlli è meglio affidarsi a osservazioni locali, trappole, bollettini del servizio fitosanitario e stato della coltura.

Come fare un controllo corretto in campo

Il monitoraggio è decisivo perché, dopo l’ingresso nei tessuti, le larve diventano difficili da raggiungere. Osserva un numero rappresentativo di piante in punti diversi dell’appezzamento, evitando di limitarti ai margini. Cerca ovature sulla pagina inferiore delle foglie, fori recenti, rosura e larve giovani. Le trappole a feromoni possono segnalare l’andamento dei voli degli adulti, ma le catture da sole non equivalgono a una soglia di danno. Le decisioni vanno rapportate alla coltura, alla fase fenologica e alle indicazioni tecniche regionali aggiornate.

Perché il danno può aumentare il rischio di micotossine

I fori e le gallerie delle larve possono facilitare l’ingresso di patogeni fungini nelle spighe. In determinate condizioni questo contribuisce al rischio di contaminazione della granella da micotossine, in particolare quelle associate ad alcune specie di Fusarium. È però scorretto affermare che ogni attacco di piralide provochi automaticamente micotossine, o che qualsiasi trattamento risolva il problema. Il rischio dipende anche da andamento meteorologico, suscettibilità della coltura, raccolta, essiccazione e conservazione. In caso di produzione alimentare o zootecnica, qualità della granella e analisi devono essere valutate secondo le procedure della filiera.

Prevenzione attraverso le pratiche agronomiche

La gestione dei residui colturali è importante perché le larve possono svernare all’interno degli stocchi. Dove appropriato e consentito, la sfibratura o trinciatura accurata degli stocchi e le pratiche di gestione del terreno previste dalle linee tecniche locali possono ridurre i siti di svernamento. Vanno considerati anche avvicendamenti, epoca di raccolta e condizioni agronomiche: non esiste un’unica pratica sufficiente da sola. La scelta deve rispettare le esigenze di conservazione del suolo, le norme ambientali e il sistema colturale adottato.

Difesa biologica: Trichogramma e Bacillus thuringiensis

Fra gli strumenti di difesa biologica della piralide figurano i piccoli imenotteri parassitoidi del genere Trichogramma, che agiscono sulle uova, e formulati autorizzati a base di Bacillus thuringiensis, efficaci soltanto in condizioni e fasi appropriate. I lanci di organismi utili richiedono una corretta collocazione temporale e valutazioni tecniche; non vanno interpretati come un rimedio fai-da-te universalmente efficace. I trattamenti microbiologici devono raggiungere le larve prima che penetrino nel fusto e devono sempre essere consentiti per la coltura e l’avversità indicate in etichetta. Per ulteriori dettagli sul batterio consulta la scheda Bacillus thuringiensis.

Serve un insetticida? Le precauzioni essenziali

Non effettuare trattamenti preventivi senza una presenza accertata o una valutazione del rischio supportata dal monitoraggio. Le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari cambiano nel tempo: un principio attivo presente in vecchi disciplinari non è necessariamente oggi utilizzabile. In Italia occorre controllare i prodotti registrati presso il Ministero della Salute, l’etichetta vigente, la coltura, l’avversità, l’intervallo di sicurezza e le disposizioni locali. L’efficacia dipende anche dal momento dell’intervento: quando le larve sono già dentro il fusto, il controllo risulta più complicato. In situazioni produttive è prudente rivolgersi al consulente agronomico o al servizio fitosanitario competente.

Piralide, tignola e nottua: non sono la stessa cosa

Sotto nomi comuni simili si nascondono insetti diversi. La piralide del mais è Ostrinia nubilalis; il termine tignola può indicare numerose specie e la voce generale sulle tignole tratta sintomi e difesa in un contesto più ampio. Anche le nottue sono lepidotteri, ma il loro comportamento e le parti vegetali danneggiate possono differire. Identificare correttamente la specie è indispensabile soprattutto prima di scegliere una strategia di protezione.

Domande frequenti sulla piralide del mais

La piralide attacca solo il mais? No: è polifaga, sebbene il mais sia l’ospite agricolo più importante. Le larve si trovano sempre fuori dal fusto? No, dopo le prime fasi possono scavare gallerie interne. La presenza di una falena richiede un trattamento? No: occorre valutare uova, larve, danni e soglie tecniche pertinenti. La trinciatura dei residui elimina tutti gli attacchi? No, ma può essere una componente della prevenzione. La piralide provoca sempre micotossine? No, può aumentare alcune vie di rischio in condizioni favorevoli ma non ne determina automaticamente la presenza.

Riepilogo pratico

Quando sospetti la piralide del mais, verifica la presenza di uova o giovani larve, i fori di entrata e la rosura, quindi consulta i bollettini fitosanitari della tua zona. Riduci i possibili siti di svernamento con una gestione agronomica corretta e valuta il controllo biologico soltanto nel contesto appropriato. Per produzioni commerciali o danni importanti, programma gli interventi con assistenza tecnica e verifica sempre la normativa vigente.

Riferimenti tecnici: Regione Emilia-Romagna, progetto PROMISE; Adopt-IPM, Ostrinia nubilalis nel mais in Italia. Le indicazioni fitosanitarie vanno verificate in base ai disciplinari vigenti e alle etichette autorizzate.