Quello che non sai sulla dieta mediterranea
di Daniele · Pubblicato · Aggiornato
In questo articolo, essendo io un abitante del Cilento, luogo in cui ha vissuto per molti anni Ancel Keys, voglio esporre la mia idea sulla dieta mediterranea e sullo stile di vita dei miei antenati, essendo stato questo oggetto dei suoi studi.
Citazioni inerenti all'argomento
Goffredo Locatelli
Prima di entrare nel cuore di questo tema ci tengo a esporvi due importanti testimonianze, la prima è tratta dal libro “Nella valle dell’Alento il futuro è già cominciato” di Goffredo Locatelli, in questo libro si parla del territorio della valle dell’Alento, fiume dal quale prende nome il “Cilento”, e in particolar modo si mette l’accento su quella che era il Cilento negli anni 70, periodo in cui Locatelli ha conosciuto questo posto, e che descrive come fermo ai tempi di Virgilio.
Aldo D'Angelo
Altra testimonianza è presa dal libro “Il Cilento, briganti – galantuomini” di Aldo D’Angelo, ha scritto: “Il canto delle donne che all’alba scendevano dalle colline verso le pianure, risuonavano ormai solo nella memoria degli anziani, né le bestie al pascolo né le bestie dei pastori si odono più. Non si ode più il ferreo tintinnio delle zappe che preparano il terreno, o il rumore di vecchi aratri, né si vedono più seminatori attingere dalle bisacce e spargere attorno semi carichi di vita.”.
Morfologia del cilento
La morfologia topografica del Cilento è caratterizzata da colline che arrivano fino al mare e da poche pianure, le quali, fino ai primi anni 50, risultavano essere paludose e non coltivabili, eccetto qualche falso piano a ridosso della collina. La vita si concentrava in piccoli paesi arroccati su delle colline e le famiglie vivevano grazie a quello che la terra dava loro. Gli appezzamenti di terreno si trovavano lontano dai borghi, ad esempio: I miei nonni paterni abitavano ad Ascea, piccolo paesino situato sul promontorio della collina che dal monte Cavallara scende verso il mare, questo è circondato da oliveti secolari e alcuni addirittura millenari. I terreni coltivabili erano situati sulla collina opposta a nord del paesino, denominata Baronia “Barnia in dialetto” che è un prolungamento del monte Gelbison, questa termina con il promontorio su cui è situata la torre di Velia, sulla sua cresta 3000 anni fa sorgevano i templi greci. Sul lato sud si adagiava la città di Elea, patria di Parmenide e Zenone. Questa collina fù scelta già dai Greci per la sua abbondanza di acqua, che scende dal monde Gelbison (Ancora non si è capito con canali artificiali o se naturalmente) e per i suoi terreni sabbiosi. Qui gli abitanti di: Ascea, Casal Velino, Castelnuovo Cilento si recavano, come detto in precedenza, per coltivare e per procurarsi l’acqua. Qui coltivavano: grano, farro, ceci, meli, susini, albicocco, fagioli, patate, pomodori, fico, viti, fico d’india, giuggiole, sorbo, gelsi e ciliegi. La qualità dei prodotti dei tempi era molto diversa da quella di oggi, infatti il mio obiettivo è quello di recuperare quei sapori e quelle piante.
La vita degli abitanti
I più attenti avranno notato che nell’elenco di piante fatto poco fa non cito l’olivo, la pianta più importante del mediterraneo, questo perché, a quei tempi, gli uliveti erano posizionati intorno al paese poiché gli ulivi sono piante più resistenti alle mancanze d’acqua e più propense alla crescita su terreni impervi.
Come detto in precedenza, la collina di Baronia dista dal paese circa 4km il quale si trova ad una quota 420mt e ogni mattina centinaia di persone scendevano con buoi e asini caricati con gli attrezzi e con le sporte (contenitore in legno di castagno nel quale si portava il pranzo per la giornata lavorativa) o in dialetto “cuofani”.
Come si può immaginare, le strade mulattiere venivano percorse a piedi e le terre venivano zappate a mano. Non essendoci collegamenti idrici, anche l’acqua, utile per l’irrigazione, veniva trasportata dalle sorgente a mano o attraverso l’aiuto degli animali. Le colture venivano prodotte e consumate in base ai periodi e alle stagionalità. Alla sera i contadini tornavano a casa, caricando sui loro animali il raccolto, l’acqua e la legna.
Le persone di quei tempi erano abituate a percorrere 7\8 km al giorno, questo aiutava a tenere un ritmo cardiaco alto. Questa è la cosa principale che aiutava gli abitanti del Cilento a stare in salute.
Essendo la collina di Baronia una delle poche ad avere la presenza d’acqua, gli archeologi reputano che gli antichi greci avessero costruito un acquedotto sotterraneo che dal monte Gelbison, dove sono presenti molte sorgenti, portasse l’acqua all’antichissima città di Elea (Velia) e che nel corso dei secoli abbia avuto delle fuoriuscite di acqua permettendo così agli abitanti dei paesi limitrofi (Casal Velino, Castelnuovo, Ascea, Pioppi) di costruire pozzi e di rendere così coltivabili i terreni presenti nella collina di Baronia. Questo afflusso di persone ha permesso a numerose persone di conoscersi e sposarsi (come nel caso dei miei genitori, i quali provenivano uno da Ascea ed uno da Casal Velino)
Cosa mangiavano?
Non essendoci i frigoriferi, i pasti dovevano essere composti da alimenti che non prevedevano una conservazione, qui entravano in gioco i legumi, alimento principale dei pasti di una volta. Il pane veniva fatto in casa una volta a settimana, la conservazione di questo avveniva per tostatura, le cosiddette “freselle”, al momento del consumo venivano bagnate e poi condite con ciò che si aveva. In inverno si usavano il lardo di maiale e la salsiccia secca. Nei mesi estivi erano soliti mangiare la freselle con i pomodori e olio d’oliva, la cosiddetta “acqua e sale”. Quasi ogni famiglia allevava un maiale, questo veniva ucciso nel mese di Gennaio e con esso venivano fatti gli insaccati. Questi erano conservati in luoghi freschi o all’interno di vasi di terracotta con la sugna. Il formaggio veniva prodotto con le capre, sempre allevate da ogni famiglia. Un altro animale che non mancava nei piccoli allevamenti famigliari erano le galline. La carne rossa, diversamente da oggi, non veniva mangiata tutti i giorni, anzi veniva consumata solo nei periodi festivi (feste patronali, Pasqua, Natale..). Gli insaccati di cui abbiamo parlato prima venivano razionati in modo da farli durare tutto l’anno. Nei periodi invernali era usanza pranzare con quelle che erano le erbe spontanee del periodo, anche in questo caso, non dobbiamo immaginare tavole e piatti pieni perché a tempi le famiglie erano molto numerose. La numerosità di queste era dovuta al fatto che c’era bisogno di mano d’opera, mio papà mi racconta spesso di quando, alla tenera età di 6 anni, dopo la scuola, portava al pascolo gli animali. Tornato a casa faceva merenda con due fichi secchi che mia nonna teneva chiusi per evitare che i figli potessero prenderli e finirli prima del tempo.
Altro alimento importante della dieta mediterranea è la frutta, e anche qui vi dico che ci sono delle differenze, i miei nonni usavano la frutta di stagione e nei periodi di abbondanza avevano imparato a conservare la frutta i vari modi: essiccandola al sole ,mettendola per terra sulla paglia, così da poter avere la frutta quando la terra non ne produceva, ma comunque negli orti dei miei nonni c’era la frutta quasi sempre. A Gennaio arancio e mandarino, Aprile nespolo, Maggio ciliegio e Gelso, Giugno pere S.Pietro e fico fiore, Luglio pere S.Giovanni e susino, Agosto pere spatone, fico, Settembre giuggiolo, Ottobre Kaki, Novembre mela annurca, Dicembre arancio, castagno. Di questi frutti il fico veniva essiccato al sole e conservato per essere consumato nei mesi invernali e primaverili quando la frutta scarseggiava, così pure le mele annurche venivano conservate sulla paglia per essere conservate per quattro cinque mesi.
Olio extravergine?
I piatti di quei periodi venivano conditi con l’olio d’oliva. Facciamo attenzione, olio di oliva non extravergine, sapete perché?
Perché in quel periodo storico, e anche antecedente, l’olio extravergine non veniva ancora prodotto e i motivi sono abbastanza semplici, vediamoli insieme:
- Non esistevano gli abbacchiatori: per l’abbacchiatura venivano utilizzate delle canne, le quali erano meno efficienti degli abbacchiatori moderni;
- Non si utilizzavano le reti: le olive venivano raccolte direttamente dal terreno, una ad una;
- L’efficienza dei frantoi: i frantoi avevano delle attrezzature che ai giorni nostri definiremmo “rudimentali” e per questo le olive venivano molite anche dopo due o tre giorni;
- Attacchi di mosca: non essendoci prodotti per difendersi dalla mosca, l’attacco di quest’ultima causava ingenti danni.
Gli effetti di questo sulla dieta mediterranea
Il falso mito che si è diffuso sulla dieta mediterranea nell’ultimo periodo è che in essa vi sia presente l’olio extra vergine, questo non è affatto vero perché, come abbiamo visto, a quell’epoca non era possibile produrlo.
Per questo motivo la longevità dei miei antenati e degli altri abitanti del Cilento non era del tutto dovuta all’alimentazione, bensì all’attività fisica che loro erano costretti a praticare nei campi e agli antiossidanti e polifenoli assunti durante l’alimentazione. Questi però, non erano assunti tramite l’olio extra vergine, bensì grazie alle erbe spontanee che raccoglievano ed usavano in cucina e che personalmente ho riscoperto grazie alle testimonianze di vari anziani cilentani.
Ho classificato queste erbe in base ai vari periodi dell’anno nei quali vengono raccolte, per esempio da ottobre a febbraio venivano raccolte le erbe di campo. Per scoprire di quali erbe sto parlando vai all’articolo dedicato.
Testimonianze
Aniello falcone
Grazie al mio lavoro, nel 1994, ho conosciuto Aniello Falcone, un anziano che allevava vitelli e capre vivendo isolato in una abitazione di pietra (magazeno)ad una decina di chilometri dal paese.
Per le fatiche del lavoro e della guerra, zio Aniello (così lo chiamavo) camminava curvo ma ancora riusciva ad allevare i suoi animali e a fare lunghe camminate per la ripida stradina che portava alla sua abitazione.
Quando arrivavo a consegnargli i cereali per il bestiame mi raccontava sempre di come viveva da giovane, la sua giornata tipica consisteva nello svegliarsi di mattina presto, fare colazione con un pezzo di pane biscottato, del lardo e 3-4 fichi, dopodiché andavano a lavorare i campi di altri in cambio dei prodotti alimentari. Andavano in giro scalzi, con un pantaloncino ed una maglia di lana che usavano sia in estate che in inverno. Alla sera, quando tornavano tutti a casa, si riunivano per cenare ed una tipica cena a quei tempi consisteva in: fagioli e verdure scaldate condite con olio ed il pane biscottato con i piennuli (pomodori conservati a grappoli appesi).
Conclusioni
Per stare bene e vivere a lungo bisogna seguire una dieta ricca di: legumi verdure, sia spontanee che coltivate in BIO, e non è indispensabile preferire un olio extravergine ad un vergine ma la cosa più importante, che secondo me è fondamentale è fare tanta attività fisica, almeno 5km di camminata veloce al giorno oppure 50/60km di bici a settimana.
se i centenari non siamo noi perché ci vogliono far credere di mangiare i prodotti che mangiava mio nonno?


Ho letto tutto l’articolo e l’ho trovato molto interessante. È completo per i dettagli storici che aiutano a capire quanto siano importanti e come sono cambiate nelle modalità alcune tradizioni agricole come la raccolta delle olive.
La ringrazio davvero molto per il suo commento.