Danni provocati dai nematodi

I nematodi o anguille sono dei microscopici vermi che possono provocare gravi danni alle piante coltivate attaccandone sia le radici che la parte aerea: nelle colture arboree i danni maggiori sono quelli provocati alle radici. Nel terreno i nematodi attaccano le radici sia dall’esterno, infliggendo nei tessuti lo stiletto boccale mediante cui si nutrono, sia penetrando all’interno di esse. La radice così infestata non è in grado ovviamente di adempiere alle sue funzioni o comunque le adempie male a causa delle malformazioni conseguenti all’attacco. La diagnosi di un attacco di nematodi radicali è abbastanza possibile identificare i caratteristici bitorzoletti prodotti dai nematodi interni o le altre alterazioni specifiche di quelli esterni. Se invece non si possono esaminare le radici, si osserverà che la parte aerea delle piante avvizzisce, ingiallisce e non assume il suo naturale sviluppo. Quando si scorgono pertanto piante dal portamento stentato e che denotano sintomi di sofferenza si può sospettare la possibilità di una malattia delle radici e fra queste di un attacco di nematodi. L’estirpazione di qualche pianta e l’esame accurato dell’apparato radicale consiglieranno i provvedimenti del caso. I nematodi attaccano sia le piante erbacee, come gli ortaggi, il tabacco, i fiori, che le piante arboree come i fruttiferi, la vite, le piante da vivaio, ecc. La difesa contro i nematodi viene effettuata più frequentemente sulle colture erbacee perchè in questo caso l’agricoltore percepisce più facilmente i danni, mentre in quelle arboree lo stentato sviluppo delle piante viene attribuito spesso a deficenze del suolo senza pensare alla possibilità di un attacco di questi fitofagi. In qualche caso si è verificato che essendo stato effettuato un trattamento nematocida in reimpianti di vigneto su vigneto lo sviluppo delle uova piante era maggiore rispetto a situazioni analoghe ma non trattate. Si vuole pertanto attribuire la stanchezza del terreno dimostrata per alcune colture che vengono avvicendate a sè stesse, alla eccessiva carica di nematodi creatisi nel suolo. Specie sulla vite i nematodi oltre che danneggiare direttamente le piante possono trasmettere varie malattie da virus. Alcuni portainnesti di vite e di pesco sono resistenti ai nematodi e possono venire impiegati nei reimpianti o nella sostituzione di piante colpite ed estirpate.

La difesa contro i nematodi prevede innanzitutto misure profilattiche che consistono nell’eliminazione delle possibili fonti di contaminazione, quali piante infette e loro residui, e nella scelta di materiale da impianto perfettamente sano. Poi, si può ricorrere anche a mezzi chimici per la disinfestazione del terreno prima dell’impianto di fruttiferi o della vite. Si tratta di liquidi fumiganti che iniettati nel suolo a 15-30 cm di profondità con pali iniettori o fumigatori a traino ne saturano gli spazi provocando la morte dei parassiti. Tali prodotti sono a base di miscele dicloropropene, che si impiegano a 350-400 litri ad ettaro, oppure si possono usare i metodi biologici usando il Chitosano, un polisaccaride lineare che fornisce gli elementi necessari per un perfetto sviluppo della pianta, rafforzandone il sistema immunitario in maniera del tutto naturale nei confronti di molte avversità (Nematodi, funghi, batteri e virus).

Daniele

Daniele Castiello vive nel parco nazionale del Cilento ad Ascea , appassionato di erbe e della natura e dei sistemi biologici, ama le passeggiate in bicicletta tra la natura.

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